La mappa dell’evasione, trappola dell’induzione

So di essere minoranza. Ma mi ha vivissimamente contrariato,  l’apertura del Corriere della sera di oggi con le estrapolazioni e la mappa dell’evasione fiscale predisposta come ultima trovata dall’Agenzia delle entrate del dottor Befera. Si tratta dell’ennesimo aggiornamento della collaudata strategia di successo mediatico perseguita dallo Stato in materia fiscale: alimentare la guerra sociale tra italiani alla ricerca dell’evasore della porta a fianco, per far dimenticare l’intollerabile crescente livello della spesa pubblica e della pressione fiscale, in cambio dell’ inefficienza e discrezionalità pubblica che tasse e spesa pubblica alimentano. E’ quello il vero scandalo, non la riscoperta dell’acqua calda e cioè che esiste la path dependence e dunque anche la tax compliance dipenda da fattori di lungo periodo storico-culturali, per cui ovviamente nel Sud il problema è molto più elevato, sino a 6 volte rispetto ad aree del Centronord. Solo che se leggete le istruzioni per l’uso elaborate dall’ineffabile team di estrapolatori di Befera, vi si dice che al Sud l’evasione sarà pure percentualmente più alta ma il reddito è molto più basso e dunque anche l’imposta dovuta coi relativi accertamenti più difficili, mentre naturalmente al Nord la propensione a evadere è in effetti molto minore ma il reddito e l’imposta dovuta salgono di molto, e dunque il problema vero per lo Stato che deve recuperare da affamato cronico qual è gettito aggiuntivo sarebbe al Nord. Se invece leggete il quaderno di ricerca del servizio studi di Bankitalia a cura di Stefano Manestra che vi ho messo prima in link, troverete VERE considerazioni scientifiche sulle serie storiche, sui problemi tecnici che restano molto seriamente aperti per stimare il gettito aggiuntivo dovuto visto che i criteri per il calcolo di cifra d’affari, reddito ricavato e imposta dovuta lo Stato li elabora per i fatti suoi per autonomi e professionisti e piccole imprese, nonchè sul fatto che in realtà storicamente   il problema dell’evasione fiscale in Italia – una piaga sin dall’inizio del claudicanmte edificio statuale unitario , e preesistente nei precedenti ordinamenti territoriali – è IN CONTRAZIONE e non in espansione, A DIFFERENZA DI QUANTO SOSTENGONO TUTTI COLORO CHE NE FANNO UNA CLAVA DI CONSENSI A FINE DI MAGGIOR SPESA PUBBLICA E PIU’ ALTO PRELIEVO. E se il tasso di abbattimento dell’evasione resta ancora lento , ciò si deve alla complessità, tortuosità e discrexioalità della legislazione vessatoria posta in essere dallo Stato: la Banca d’Italia correttanmente lo ammette, gli angeli dell’Agenzia funebre tributaria di Stato se ne guardano naturalmente bene.

Aggiungo al volo che, per esempio, il più delle estrapolazioni in base alle quali questa nuova mappa dell’evasione dell’Agenzia delle entrate stima che per ogni 100 euro d’imposta versata ne vengano evasi 17,8 che mancano allo Stato – titolo e grido d’allarme sul 38% si fanno invece limitando la stima ad autonomi e professionisti, tanto per riconfermare l’orma di Caino che ispira questa strategia statale – si riferiscono ancora a cifre d’affari e dun que imposte presunte calcolate unilateralmente dallo Stato relative ai pagamenti avvenuti nel 2008 su redditi realizzati nel 2007 – cioè al netto degli effetti della crisi economica e della tardiva e solo parziale correzione in corso da allora dei cosiddetti studi di settore. Con metodi di questo tipo, lo Stato decide lui come non valutare ma SOPRAVVALUTARE  l’imposta che ritiene a sé dovuta. Ma, naturalmente, poichè stiam parlando di modalità tecniche di accertamento e di calcolo quel che conta è che gli italiani ci caschino, leggendo che l’evasione è al 38%, si scandalizzino contro il vicino, e levino il pugno al cielo urlando “viva lo Stato e morte agli evasori”.

E’ un affilata trappola dell’induzione, questa mappa dell’evasione. E’ induttivo il metodo unilaterale di chi per lo Stato calcola redditi, imposte dovute ed evasioni stimate, ed è induttiva e non deduttiva la convinzione che il report mira a ingenerare tra cittadini e  contribuenti.

In realtà, il 17,8% di evasione stimata , se pensiamo che nel 2009 lo Stato ha raccolto imposte per 657 miliardi di euro,  non fa che confermare il solito dato “nasometrico” che si ripete da anni, sui 120 miliardi annui che lo Stato lamenta di non incassare.  Per quanto mi riguarda, il dato andrebbe SEMPRE corredato della PESSIMA PERFORMANCE realizzata dallo Stato, visto che non si danno volentieri soldi a chi ne fa un pessimo uso. I giorni di lavoro annuo necessari al cittadino italiano per assolvere il proprio dovere fiscale sono passati dai 115 del 1980 ai 140 del 1990, ai 152 del 2000, ai 156 del 2010. I giorni di lavoro necessari per coprire integralmente la spesa pubblica sono passati dai 140 del 1980, ai 182 del 1990, ai 155 del 2000, per risalire ai 174 – centosettantaquattro! – del 2010. Se ci limitiamo alla pressione tributaria – al netto cioè dei contributi sociali – la nostra è al 30% del PIl ,quella tedesca al 23,9%, ma la Germania destina alla spesa sociale il 13,7% del Pil, l’Italia il 9,8%.

Da questo Stato avido e dilapidatore, è accettabile farsi dare lezione? O non invece bisogna alzare la testa, riacquistare la dignità di cittadini dismettendo il cilicio dei sudditi, e gridargli in faccia “Giù le mani dalla mie tasche, ladro!”?   Conoscete la mia risposta, rispettosa della vostra se sarà diversa.

Oscar Giannino

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