LA DANZA RIBELLE DEL NUOVO NUREYEV

TATUAGGI, ISTINTO E UN CORPO DA GUERRIERO URBANO, IL BALLETTO “POP” DI POLUNIN: “PROVARE MI ANNOIA”- DOPO IL BOOM SU YOUTUBE, ARRIVA ALLA SCALA

Il 25enne ucraino Sergei Polunin appartiene alla stirpe dei belli e dannati dall’aria efebica: “Il mio scopo è rendere il balletto più pop. C’è un sacco di gente che lo ritiene noioso. Il mio sogno? Creare una fondazione che sostenga i ragazzi negli studi di danza, come capitò a me. E poi voglio fare film”…

Basta guardargli le spalle per capire che il balletto, per Sergei Polunin, è intinto nel tormento e nell’estasi. Sull’omero destro campeggia il tatuaggio del volto di James Dean in Gioventù bruciata, sulla spalla sinistra appare quello di Heath Ledger in versione Joker, l’ultima interpretazione prima della tragica morte.

Sul torso, i tatuaggi proseguono: il corpo istoriato da guerriero urbano del 25enne ucraino, opposto all’aspetto glabro e diafano mostrato di norma dai ballerini, è generosamente esibito in foto e video che impazzano nel web. Su YouTube quello di «Take me to Church», sulle musiche di Hozier, diretto dal fotografo David LaChapelle veleggia da sette settimane verso quota nove milioni di visualizzazioni con tanto di cover e parodie di fan, bolsi ancorché tatuati, che lo imitano in boxer e pedalini antiscivolo. 
 

Polunin appartiene alla stirpe dei belli e dannati dall’aria efebica: è presto per dire se la sua carriera correrà luciferina lungo lo stesso precipizio su cui si è infranta la follia di Nijinskij e la fame di sesso di Nureyev o se si stempererà seguendo binari canonici.

Certo è che, da tempo, non si imponeva nel balletto un talento così imprevedibile.

Sergei Polunin

Che cosa è la danza per lei: gioia, prigione? 
«Filtro le mie emozioni attraverso i personaggi e tocco la mia anima, mi abbandono al flusso degli umori, così ogni spettacolo è diverso dall’altro. Non amo provare, anzi mi annoia. E poi toglie spontaneità all’interpretazione. Prendiamo Giselle: amo scavare nella tristezza di Albrecht, nella sua solitudine. È il lato oscuro ciò che mi attrae nel balletto. Sarà bello debuttare alla Scala in coppia con Natalia Osipova. In Italia ho ballato alcuni anni fa in un gala, avevo appena 17 anni».

Però nella sua strepitosa carriera si è allontanato più volte dal mondo balletto. Ha lasciato persino il Royal Ballet di Londra, di cui è stato il più giovane «principal dancer» della storia, nominato a soli 19 anni. Perché? 
«Seguo il mio istinto del momento. Una parte di me si ribella alle costrizioni del mestiere e sembra impazzire. Ripetere per venti anni la stessa “classe” è un tedio atroce».

Sylvie Guillem sostiene che mantenersi sul precipizio sia l’unico modo per un artista di restare vivo. Concorda? 
«Sì, è il motivo per cui ho lasciato il Royal Ballet. Come artista voglio espandere la mia creatività: nelle grandi compagnie devi limitarti. Perciò mi è capitato di mandare all’aria ciò che avevo creato, per portare qualcosa di nuovo nella mia vita. Mi sono trovato in una terra di mezzo in cui la mia anima si sente libera di sperimentare».

Nel 2014 ha lasciato Mosca, dov’è principal dello Stanislavskij, per volare a Hollywood. Voleva fare l’attore? 
«A Los Angeles ho lavorato con LaChapelle: ho unito balletto e cinema. Mi sono sorpreso di quanto quel video sia amato anche dai ragazzini che sognano di diventare danzatori. Il mio scopo è rendere il balletto più pop. C’è un sacco di gente che lo ritiene noioso».

Come vive la situazione del suo Paese, l’Ucraina? 
«Pur vivendo in giro per il mondo resto legato all’Ucraina, mia madre vive ancora a Kiev. La situazione politica è molto triste, la guerra è senza senso».

Cosa chiede alla vita? 
«Voglio portare avanti più progetti. Una fondazione a mio nome che sostenga i ragazzi negli studi di danza, come capitò a me: 13enne, arrivai a Londra aiutato dalla Rudolf Nureyev Foundation. Probabilmente il mio prossimo progetto sarà una coreografia. E poi voglio fare film, collaborare con registi come Gus Van Sant che mi ha fotografato. Sono stanco di essere visto solo come un ribelle anche se amo il rock: mi interessa diventare un modello positivo per gli altri. Per me sono stati di grande ispirazione Baryshnikov e lo Spartacus di Vladimir Vassiliev. E Nureyev, naturalmente».

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